Tufted velvet settee
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Tufted velvet settee

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Victorian Furniture Artby @stylecreator
Ornate 19th-century furniture featuring elaborate carvings, tufted upholstery, and rich dark woods with romantic details.

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Tufted velvet settee
serene landscape with mountains and water
still life arrangement of fruits and flowers
animal standing in natural pose
bicyle resting against a wall
still life with everyday objects
urban street with city activity
a tree in nature
Traditional Interior Design Style Transfer Example
house with front view
portrait of two people together
Traditional Interior Design Style Transfer Example
wide landscape with natural scenery
portrait of a person with expressive eyes
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portrait of a person with expressive eyes
animal standing in natural pose
Victorian Furniture Art Style Transfer Example
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still life with everyday objects
Victorian Furniture Art Style Transfer Example
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urban street with city activity
still life arrangement of fruits and flowers
a tree in nature
bicyle resting against a wall
A koi pond seen from above, orange and white koi fish swimming among lily pads, clear water with subtle ripples, fallen cherry blossom petals floating on the surface, dappled sunlight
A koi pond seen from above, orange and white koi fish swimming among lily pads, clear water with subtle ripples, fallen cherry blossom petals floating on the surface, dappled sunlight
FOGLIO 1 — U’ CUCCJ’TILL

STRISCIATA 1

Inverno a Foggia dalle parti dù Carm’n Vecchij, una sera di quelle fredde fredde, che a Foggia il vento ti entra dentro la giacca e ti fa stringere le spalle.

In Via Novilunio, vicino Piazza XX Settembre, tre “uagliun scansafatec” (ragazzi scansatica) senza fare niente di buono tiravano calci ad una lattina ammaccata, usandola come pallone.

Clang.

La lattina rotolava sull’asfalto facendo molto rumore.

Clang. Clang.

Uno dei ragazzi rise.

“Uagliù, con questo tiro, mi pigliano al Foggia Calcio … va, pigghjìt sta faiòl….” [un tiro molto potente], poi andiamo da Felice a magnarc nu panzerott!

L’altro gli rispose:

“Meglio ù panzerott, Tu non sai tirare manco a porta vuota.”

Risero tutti e tre.

Poi la lattina finì contro una vecchia porta a piano terra con fuori i panni stesi.

CLANG!

Il rumore fece tremare pure il ferro della maniglia.

STRISCIATA 2

Il portone si aprì piano.

Uscì un vecchio.

Cappotto nero, berretto basso, faccia secca, occhi piccoli ma vivi. Uno di quei vecchi che pare stanno zitti, ma sanno tutto quello che succede nel quartiere.

Guardò prima i ragazzi.

Poi guardò la lattina.

Poi disse:

“Avulem fnesc? Cu stu’ rumor?”

Uno dei ragazzi fece un sorrisetto.

“U Nò… e che abbiamo fatto? È solo na lattina.”

Il vecchio non rise.

Fece due passi fuori dal portone e disse:

“A sè? Sol nà latten?”

Si chinò un poco, senza toccarla.

“U sapete che è pericoloso iucà c’na latten, in Via Novilonij? La conoscete la storia du  cuccj’till d’ Via Novilonj?”

I ragazzi si guardarono.

“U cuccj’till? E che sarebbe?”

Il vecchio sputò di lato, come fanno quelli di una volta quando una parola pesa.

“Voi non sapete niente. State sempre cu stu telefon’ in mano e non sapete manco dove camminate.”

STRISCIATA 3

Il vecchio indicò un muretto basso.

“Venite qua. Ass’ttat’v. Mo vi spiego io chi è u cuccj’till, ma non facet i stobt, perché ci sono cose che, se le prendi a ridere, poi ti s’attac’n n’gull (ti restano adosso).

I tre ragazzi, un po’ per rispetto e un po’ per curiosità, si sedettero.

Uno sui gradini.
Uno sul muretto.
Uno restò mezzo in piedi, ma non parlava più.

La lattina stava là, in mezzo alla strada.

Ferma.

Ammaccata.

Come una cosa morta.

Il vecchio si strinse nel cappotto e guardò verso il fondo di Via Novilunio.

“In Via Novilunio, qualche volta, d’inverno, quando fa notte e la strada si svuota, non s’pot sta mizz’a’ str’d; qua tutt’ quant u’ sann!. Specialmente quando si sente u’rumor d’nu’ cuccij’till che rotola sul pavimento”

Uno dei ragazzi chiese:

“E perché?”

Il vecchio rispose piano:

“Perché arriva ‘U criatur d’ ù cuccj’till.”