![FOGLIO 1 — U’ CUCCJ’TILL
STRISCIATA 1
Inverno a Foggia dalle parti dù Carm’n Vecchij, una sera di quelle fredde fredde, che a Foggia il vento ti entra dentro la giacca e ti fa stringere le spalle.
In Via Novilunio, vicino Piazza XX Settembre, tre “uagliun scansafatec” (ragazzi scansatica) senza fare niente di buono tiravano calci ad una lattina ammaccata, usandola come pallone.
Clang.
La lattina rotolava sull’asfalto facendo molto rumore.
Clang. Clang.
Uno dei ragazzi rise.
“Uagliù, con questo tiro, mi pigliano al Foggia Calcio … va, pigghjìt sta faiòl….” [un tiro molto potente], poi andiamo da Felice a magnarc nu panzerott!
L’altro gli rispose:
“Meglio ù panzerott, Tu non sai tirare manco a porta vuota.”
Risero tutti e tre.
Poi la lattina finì contro una vecchia porta a piano terra con fuori i panni stesi.
CLANG!
Il rumore fece tremare pure il ferro della maniglia.
STRISCIATA 2
Il portone si aprì piano.
Uscì un vecchio.
Cappotto nero, berretto basso, faccia secca, occhi piccoli ma vivi. Uno di quei vecchi che pare stanno zitti, ma sanno tutto quello che succede nel quartiere.
Guardò prima i ragazzi.
Poi guardò la lattina.
Poi disse:
“Avulem fnesc? Cu stu’ rumor?”
Uno dei ragazzi fece un sorrisetto.
“U Nò… e che abbiamo fatto? È solo na lattina.”
Il vecchio non rise.
Fece due passi fuori dal portone e disse:
“A sè? Sol nà latten?”
Si chinò un poco, senza toccarla.
“U sapete che è pericoloso iucà c’na latten, in Via Novilonij? La conoscete la storia du cuccj’till d’ Via Novilonj?”
I ragazzi si guardarono.
“U cuccj’till? E che sarebbe?”
Il vecchio sputò di lato, come fanno quelli di una volta quando una parola pesa.
“Voi non sapete niente. State sempre cu stu telefon’ in mano e non sapete manco dove camminate.”
STRISCIATA 3
Il vecchio indicò un muretto basso.
“Venite qua. Ass’ttat’v. Mo vi spiego io chi è u cuccj’till, ma non facet i stobt, perché ci sono cose che, se le prendi a ridere, poi ti s’attac’n n’gull (ti restano adosso).
I tre ragazzi, un po’ per rispetto e un po’ per curiosità, si sedettero.
Uno sui gradini.
Uno sul muretto.
Uno restò mezzo in piedi, ma non parlava più.
La lattina stava là, in mezzo alla strada.
Ferma.
Ammaccata.
Come una cosa morta.
Il vecchio si strinse nel cappotto e guardò verso il fondo di Via Novilunio.
“In Via Novilunio, qualche volta, d’inverno, quando fa notte e la strada si svuota, non s’pot sta mizz’a’ str’d; qua tutt’ quant u’ sann!. Specialmente quando si sente u’rumor d’nu’ cuccij’till che rotola sul pavimento”
Uno dei ragazzi chiese:
“E perché?”
Il vecchio rispose piano:
“Perché arriva ‘U criatur d’ ù cuccj’till.”](https://media.artstyles.com/de4f2289-481b-4821-a1bb-a95be856c0c6-compressed.png)
FOGLIO 1 — U’ CUCCJ’TILL STRISCIATA 1 Inverno a Foggia dalle parti dù Carm’n Vecchij, una sera di quelle fredde fredde, che a Foggia il vento ti entra dentro la giacca e ti fa stringere le spalle. In Via Novilunio, vicino Piazza XX Settembre, tre “uagliun scansafatec” (ragazzi scansatica) senza fare niente di buono tiravano calci ad una lattina ammaccata, usandola come pallone. Clang. La lattina rotolava sull’asfalto facendo molto rumore. Clang. Clang. Uno dei ragazzi rise. “Uagliù, con questo tiro, mi pigliano al Foggia Calcio … va, pigghjìt sta faiòl….” [un tiro molto potente], poi andiamo da Felice a magnarc nu panzerott! L’altro gli rispose: “Meglio ù panzerott, Tu non sai tirare manco a porta vuota.” Risero tutti e tre. Poi la lattina finì contro una vecchia porta a piano terra con fuori i panni stesi. CLANG! Il rumore fece tremare pure il ferro della maniglia. STRISCIATA 2 Il portone si aprì piano. Uscì un vecchio. Cappotto nero, berretto basso, faccia secca, occhi piccoli ma vivi. Uno di quei vecchi che pare stanno zitti, ma sanno tutto quello che succede nel quartiere. Guardò prima i ragazzi. Poi guardò la lattina. Poi disse: “Avulem fnesc? Cu stu’ rumor?” Uno dei ragazzi fece un sorrisetto. “U Nò… e che abbiamo fatto? È solo na lattina.” Il vecchio non rise. Fece due passi fuori dal portone e disse: “A sè? Sol nà latten?” Si chinò un poco, senza toccarla. “U sapete che è pericoloso iucà c’na latten, in Via Novilonij? La conoscete la storia du cuccj’till d’ Via Novilonj?” I ragazzi si guardarono. “U cuccj’till? E che sarebbe?” Il vecchio sputò di lato, come fanno quelli di una volta quando una parola pesa. “Voi non sapete niente. State sempre cu stu telefon’ in mano e non sapete manco dove camminate.” STRISCIATA 3 Il vecchio indicò un muretto basso. “Venite qua. Ass’ttat’v. Mo vi spiego io chi è u cuccj’till, ma non facet i stobt, perché ci sono cose che, se le prendi a ridere, poi ti s’attac’n n’gull (ti restano adosso). I tre ragazzi, un po’ per rispetto e un po’ per curiosità, si sedettero. Uno sui gradini. Uno sul muretto. Uno restò mezzo in piedi, ma non parlava più. La lattina stava là, in mezzo alla strada. Ferma. Ammaccata. Come una cosa morta. Il vecchio si strinse nel cappotto e guardò verso il fondo di Via Novilunio. “In Via Novilunio, qualche volta, d’inverno, quando fa notte e la strada si svuota, non s’pot sta mizz’a’ str’d; qua tutt’ quant u’ sann!. Specialmente quando si sente u’rumor d’nu’ cuccij’till che rotola sul pavimento” Uno dei ragazzi chiese: “E perché?” Il vecchio rispose piano: “Perché arriva ‘U criatur d’ ù cuccj’till.”